Semaforo gialloCarissimi amici, carissimi lettori,

è importante conoscere la storia, una parte della storia, che riguarda San Donato.

Come tutti sappiamo questo colle è vissuto da tantissime persone come un luogo speciale dove molte persone, provenienti dai più svariati posti, bisognose di essere sollevate e consolate fanno ritorno a casa veramente più leggere.

Il nostro Vescovo, nella lettera che possiamo trovare sul sito di San Donato e Pulica, riconosce a questa comunità parrocchiale, a questa parrocchia, una vocazione di consolazione verso gli afflitti ed invita a operare comunitariamente in questa direzione. (http://www.sandonatoalivizzanoesantamariaapulica.it/lettera-del-vescovo-dopo-la-visita-pastorale/). Questa vocazione specifica è emersa sotto il ministero pastorale di don Mario.

Più un luogo è Benedetto da Dio e più si può insinuare l’opera del nemico ai fini di intralciarne il cammino verso il compimento dei disegni di Dio.
L’opera del nemico si serve dei limiti umani e delle inclinazioni antievangeliche che trova in noi.
Questo si chiama tentazione.

Che cosa preserva ciascuno di noi dal prestare il fianco al nemico così da rallentare l’opera di Dio? E ancora, che cosa ci preserva dal cadere nella maldicenza, nella critica gratuita e nella calunnia?
L’umiltà, la carità, la preghiera e l’obbedienza alla chiesa, come anche don Mario ha insegnato soprattutto con l’esempio.

Perché questo mio intervento?
Perché, come dicevo, nella storia di San Donato ci sono stati, ci sono e probabilmente ci saranno, persone e gruppi che, credendo di far bene, camminano secondo le proprie idee senza confrontarsi con la chiesa assumendosi ruoli e potestà che nessuno gli ha riconosciuto.

Sul finire della vita terrena del nostro caro don Mario ci sono stati alcuni che, presupponendo anzitutto le loro buoni intenzioni, hanno costituito gruppi di preghiera utilizzando una presunta missione ricevuta da Don Mario adoperando oggetti e cose, appartenuti probabilmente al nostro caro, per impetrare guarigioni e liberazioni.

Tali gruppi sono stati diversi.
Alcuni non esistono più.
Altri si sono trasformati, ma continuano la loro opera non conforme alla chiesa.
Altri gruppi sono nati o rinati.
Queste persone, se veramente tengono a don Mario e alla sua memoria, devono confrontarsi con la chiesa, col loro vescovo.

Un esempio di errore in cui taluni possono cadere, anche per un forte amore al nostro caro don, è questo: proporre pubblicamente come reliquie oggetti appartenuti a don Mario.
Questo non è possibile dichiararlo pubblicamente, perché non appartenenti a persona che ha un processo di beatificazione in corso.
E anche nell’eventualità dell’esistenza di un tale processo ci sarà sempre bisogno del riconoscimento degli organi ecclesiastici competenti.

Ciò non toglie l’affetto personale a qualcosa di appartenuto a don Mario, che può essere conservato devotamente e solo per uso privato.
Tali oggetti, quindi, non possono essere utilizzati per una venerazione pubblica e neanche pubblicizzati in nessun modo.
Questo modo di fare non è della chiesa e danneggia l’integrità della memoria del nostro caro don Mario e un eventuale cammino verso l’avviamento di un processo di beatificazione.
Suggerisco agli interessati, per la salute della fede loro e del popolo di Dio, di rimanere nell’obbedienza alla chiesa evitando confusioni e equivoci.

Per conoscenza e libertà di tutti, la Diocesi di Firenze e la Santa Sede non hanno attualmente autorizzato nessun gruppo emanato in questi anni da San Donato all’infuori di quelli esistenti in parrocchia (Il Gruppo di Preghiera di Padre Pio e quello del Roseto Perpetuo).

Sicuro delle buone e sincere intenzioni di tutti, resto fiducioso che gli interessati si confronteranno con il nostro pastore, il vescovo.

Affidiamo il cammino di questa comunità alla Vergine Santissima, nostra Madre, che sempre intercede per noi e ci protegge con il suo manto.

Un caro saluto a tutti ed una benedizione.

SCM

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