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Semaforo gialloCarissimi,

pian piano stiamo camminando e contribuendo, tutti insieme, alla costruzione della comunità di San Donato.
Molte persone son contente che il Circolino è stato riaperto, anche se in versione ridotta.
Alcuni si sono posti delle domande e qualcuno me le ha fatte direttamente.
Anche se ho già risposto in passato, attraverso altri articoli della “Voce”, e in altro modo, riunirò comunque le risposte in questo mio breve.

Un argomento discusso è stato questo: come mai don Cristian ha chiuso il Circolino dopo poco che è arrivato a San Donato? Quando arrivai a San Donato sono successe diverse cose.
Molti volontari sono andati via e giustamente hanno seguito il loro sacerdote, la loro guida spirituale.
Il consiglio direttivo dell’associazione, che gestiva anche il circolino, dopo poco che sono arrivato, ha dato le dimissioni, perché giustamente il loro prezioso servizio era legato al mio predecessore e quindi concluso.

Avrei dovuto, con meno volontari e con un nuovo consiglio direttivo, prendere in mano l’associazione a cui era legato il Circolino, etc. Questo non è stato possibile perché avrei dovuto formare un nuovo consiglio direttivo senza conoscere nessuno e caricare di onori e responsabilità gravose, al momento sconosciute anche a me, che era la prima volta che mi trovavo ad affrontare la gestione di un’attività commerciale e la guida di un’associazione.

Quindi, non avendo le conoscenze e le forze anche umane per continuare questa esperienza col passo giusto e sicuro, ho deciso, consigliato da persone esperte e confrontandomi col vescovo, di non rilevare l’associazione e quindi di rinunciare ad avere, per il momento, un Circolo e un’attività commerciale buona.
Tradotto in lingua l’avreste voi affidato un’attività commerciale a persone che non conoscete e senza conoscere personalmente neanche il funzionamento di un’attività commerciale?
Spero sia chiaro tutto ciò.

Prezioso è stato il lavoro di coloro che mi hanno preceduto guidati da don Francesco, ma in quel momento non c’erano le forze.
Adesso stiamo camminando per una riapertura più ampia, ma occorrono l’aiuto e l’impegno sincero di tutti.
Siamo in fase di rodaggio, camminiamo piano, ma “chi va piano va sano e va lontano”, diceva qualcuno.

L’associazione nazionale a cui si siamo affiliati, l’ANSPI, è nata proprio per aiutare le parrocchie a gestire i circoli e gli oratori vissuti come emanazione dell’attività pastorale e spirituale della comunità parrocchiale.
Sono contento che un gruppetto di ragazzi e di adulti stanno frequentando il corso di formazione per animatori di Oratorio in vista di iniziare questa esperienza anche a San Donato.

L’oratorio non è semplicemente un luogo dove si gioca o si parcheggia i ragazzi, ma un luogo in cui animatori, famiglia, parrocchia e territorio interagiscono e collaborano per la formazione e la crescita integrale dei nostri giovani.
L’oratorio e il Circolo Anspi, ha un progetto che guida tutte le sue attività a partire dai momenti più spirituali a quelli culturali e del gioco.
Ecco cosa afferma la carta dei valori dell’ANSPi al numero 17: “L’oratorio Anspi è un luogo di sintesi pastorale, un crocevia attraverso cui confluisce la pastorale giovanile, della famiglia, della scuola, la catechesi e il tempo libero.

Questa sintesi mette insieme culto, apostolato e cultura.
L’Oratorio nasce all’interno di una comunità viva preoccupata dei suoi giovani, delle sue ragazze e ragazzi; che, rispondendo all’amore di Dio, vuole accompagnarli nella loro crescita umana e cristiana con un progetto aderente alla realtà, graduale, condiviso, in cui presbiteri e laici, famiglie e giovani, si ritrovino per maturare insieme alla scuola del Vangelo.

Esso esprime il volto e la passione educativa della comunità, favorisce il protagonismo delle nuove generazioni, i suoi strumenti e il suo linguaggio sono quelli dell’esperienza quotidiana dei più giovani: aggregazione, sport, musica-teatro, gioco, studio, volontariato.

Pertanto, l’Anspi non sostituisce la titolarità ecclesiale dell’Oratorio, ma è al servizio della parrocchia o delle unità pastorali nel territorio.
L’oratorio è per eccellenza “un logo missionario” nel quale incarnare e dare forma alla parola del Vangelo.

Educa ed evangelizza attraverso un preciso stile relazionale fato di accoglienza semplice e schietta, ascolto profondo e sintonia empatica. L’Anspi viene a dare il proprio servizio valorizzando l’apostolato dei laici, il ruolo della famiglia, offrendo strumenti per la formazione e la gestione delle varie attività”. Quindi, ispirandosi alla carta dei valori e alla proposta annuale oratoriale Anspi, cercheremo di far partire questa esperienza seguendo progetto ben delineato e tenendo conto delle reali possibilità e forze che abbiamo al momento.

Il Signore ci aiuti e ci guidi per il bene del nostro futuro, dei nostri giovani.

Grazie a tutti per la comprensione e collaborazione.

Sacerdote Cristian Merigggi

Una risposta a Semaforo giallo maggio

  • Reverendo Don Cristian, è con immenso rispetto che scrivo queste due righe di risposta al Suo intervento, volendo chiarire sin da subito che non indendo polemizzare con alcuno dei punti di ciò che ha scritto.
    Desidero solo riportare una mia esperienza personale e gli effetti spirituali che essa ha prodotto in me.
    Da alcuni anni, salturianente a dire il vero, frequento San Donato con i miei familiari, generalmente come “gita” domenicale per rinfrancere lo spirito.
    Veniamo sempre volentieri e ci tengo a sottolinerarlo. Tuttavia non posso negare che negli ultimi anni (e non attribuisco ciò nemmeno minimamente alla Sua persona) avverto qualcosa di cambiato, di meno genuino, di più costruito, mi permetta il termine “normalizzato”. In poche parole non riesco più a provare quell’innocente e semplice gioia e devozione che il luogo mi trasmetteva qualche tempo fa.
    Un luogo dove la Madonna regnava insieme a un affetto anche sensibile per lei, dove riscoprire devozioni e forme di culto ingiustamente dimenticate, una dimensione della fede autenticamente popolare e allo stesso tempo piena di verità.
    Sono sicuro che Lei mi potrà confermare che nulla, di fatto, è cambiato e che la sostanza è rimasta tutta e io stesso non ho motivo di negarlo. Si tratta, come Le dicevo, non di modifiche concrete, quanto più di un’atmosfera diversa che spegne un po’ del mio fervore e della mia pace interiore nel venire lì.
    Si affaccia forse la domanda: “Cos’ha di diverso San Donato rispetto ad altri luoghi simili?” E la domanda, che prima non mi ponevo nemmeno, ora fa fatica a trovare risposta.
    La ringrazio se vorrà trovare il tempo di leggere questa mia riflessione e La saluto con riverenza

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