3. Lo Scapolare: “Sacramento mariano”?

1.Non è un vero sacramento.

I veri Sacramenti sono solo quelli istituiti da Cristo e sono solo sette, “né più né meno”, come proclamò il Concilio Tridentino. Sono segni efficaci della Grazia: donano, a chi li vuole ricevere vitalmente, la grazia che esprimono.
Così il Battesimo purifica (come indica il segno dell’acqua) dal peccato originale (o “di fondo”), in forza della Trinità SS.

L’Eucarestia nutre l’anima alla maniera in cui il pane nutre il corpo: e fa in modo che il credente non tanto assimili il cibo divino, quanto invece venga assimilato da esso, cioè da Cristo.

Lo Scapolare non è dunque un Sacramento vero e proprio, anche se a volte lo si è definito così, aggiungendovi pure l’aggettivo “mariano”, per esprimere una particolare funzione di questo santo segno da parte della Madre della Grazia.

Lo Scapolare va inquadrato propriamente nella categoria dei “sacramentali”, ossia di quei santi segni tangibili, che, istituiti dalla Chiesa (non da Cristo), rendono il fedele partecipe in varie forme della linfa vitale del Corpo Mistico di Cristo.
Tra essi abbiamo l’acqua santa, il Rosario e soprattutto la S. Croce.

Fondamentalmente, quindi, lo Scapolare è un “segno”: il segno di una veste.
Tant’è vero che è costituito da quella parte dell’abito monacale che anticamente veniva detta superumerale (sopra le spalle). Di qui, una sua triplice denominazione: scapolare, da “scapolae” (spalle); cappuccio, da “caput” (testa); e scapolare cappucciato, dalle due parti unite insieme.

Col passare degli anni, per comodità dei fedeli, desiderosi di prender parte alla vita dell’Ordine e di condividerne i favori spirituali, lo Scapolare viene ridotto a più modeste dimensioni, fino a dar origine all’abitino attuale.
Oggi è costituito da due pezzetti di lana color marrone, uniti da due nastri, in modo da formare un circuito chiuso nel quale s’infila il capo così che la stoffa copra simbolicamente petto e dorso.
Non necessariamente ci deve essere qualche ricamo o qualche determinata immagine.

Dunque lo Scapolare era ed è una veste fisica presa a significare qualcosa di spirituale.
È un segno scelto felicemente tra tanti e molto adatto a indicare la protezione di una persona da parte di Maria Santissima, Madre che si preoccupa di dare una veste di protezione ai suoi figli. Poteva essere anche un altro segno, come, per esempio, un anello.

A spiegarne il valore e a chiarirne il simbolismo spirituale, già in sé abbastanza chiaro, c’è la storia della devozione mariana del Carmelo; ma, accanto e con ancor maggiore valore, c’è il Magistero della Chiesa, dal momento che si tratta di un “sacramentale” che la Chiesa soltanto ha il diritto di riconoscere.

2. La dottrina della Chiesa

In merito allo Scapolare il Magistero della Chiesa è intervenuto a più riprese: a chiarirne il contenuto, a difenderlo da eventuali attacchi, a riconfermarne i “privilegi” Anche in tempi recenti.
Basti pensare a Pio XI, ma soprattutto a Pio XII e Paolo VI.

Papa Pacelli, iscritto fin da giovinetto alla Confraternita dello Scapolare, dettò sullo Scapolare del Carmine la “magna charta” con il rescritto Neminem profecto latet dell’ 11 febbraio 1950, a cui aggiunse il discorso del 6 agosto 1950 per i dodicimila fedeli convenuti a Roma per il Congresso Carmelitano Internazionale.

Da questi documenti, particolarmente dal primo, emergono con la più bella chiarezza sia la natura che gli effetti dello Scapolare del Carmine.

Ricordiamo due punti fondamentali: A) lo Scapolare – “abito mariano” – è segno e pegno, in pari tempo: segno di appartenenza a Maria; pegno della sua materna protezione, non solo in vita, ma anche dopo morte; B) con esso nasce un rapporto speciale del fedele con Maria: rapporto che si può suddividere in tre componenti strettamente congiunte: prima, l’aggregazione a una famiglia religiosa, particolarmente devota di Maria e assai cara a Maria, qual è l’Ordine carmelitano; seconda, la consacrazione a Maria, o, come anche si dice, l’affidamento al suo Cuore Immacolato; terza, lo stimolo e incitamento a rendersi simili a Maria, imitandone le virtù, soprattutto l’umiltà, la castità, lo spirito di preghiera.

Vediamo, così, ufficialmente stabilito il legame tra questo oggetto-segno e Maria, per l’autorevole e consolante precisazione da parte del Magistero della Chiesa.
Si noti il tono di saggezza e di prudenza nelle espressioni.
Pur riferendosi espressamente al “privilegio sabatino”, il Papa non accenna al “primo sabato” dopo la morte, e neppure a una “discesa di Maria stessa nel Purgatorio”, come si diceva nella tradizione precedente.

E ancora, Pio XII prescinde da ogni riferimento alle “tradizionali” visioni di S. Simone Stock e del papa Giovanni XXII, raccontate tardivamente da certi autori.

Pio XII si rifà piuttosto a due antichi interventi della S. Sede a favore dello Scapolare, cioè: la costituzione di Clemente VII, Ex clementi, del 12 agosto 1530, detta appunto “Bolla Clementina”; e il decreto, emanato il 15 febbraio 1613 dalla Santa Sede in seguito a violente contestazioni, ratificato dal papa Paolo V. Con tale documento, i Carmelitani venivano autorizzati a predicare con tutta libertà che il popolo cristiano può piamente credere nella potente intercessione, nei meriti e nei suffragi della B. Vergine: in virtù di tanto potere, ella aiuterà, dopo la loro morte, specialmente in giorno di sabato – giorno della settimana a lei tradizionalmente dedicato – le anime dei frati e dei fedeli che, morti in grazia, hanno devotamente vestito quaggiù il santo Abitino.

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