2. Scapolare: segno di protezione di Maria in un ordine “strano”

Fatte le debite premesse di sopra, annotiamo che la devozione dello Scapolare della Madonna del Carmine negli ultimi secoli e fino a non molti anni fa era arrivata ad accentrare su di sé, in forma quasi eccessiva, l’attenzione dei fedeli, come se questo simbolo esprimesse l’intera “predicazione carmelitana” a riguardo di Maria. Quando, in tempi più recenti, venne però messa in forte dubbio la storicità di una certa visione sullo Scapolare, parve che l’ordine Carmelitano non avesse più molto da dire al riguardo.

Invece si rivelò ancor più necessario il ripensare in modo più ampio e approfondito quella stessa storia che fece nascere e nutrire per secoli la devozione dello Scapolare: storia che resta intatta e valida, nonostante il vacillare di alcune tradizioni.

L’ Ordine Carmelitano – a differenza di quasi tutti gli altri Ordini religiosi – non ha un preciso fondatore: alla sua origine ci sta infatti un gruppo anonimo di eremiti forse ex Crociati – che, verso il 1190, si ritirarono sul Monte Carmelo, in Palestina, per vivervi in solitudine, ascesi e preghiera contemplativa, a imitazione del biblico profeta Elia (allora considerato padre e maestro di tutti i monaci) e di quegli eremiti che si trovavano appunto a vivere sul monte a lui caro.

Una delle prime notizie certe è che questi eremiti si costruirono là una chiesetta dedicata a Maria, riconoscendo così a lei quelle caratteristiche che normalmente si riconoscono ai patroni e ai fondatori e perciò vennero chiamati “fratelli della Beata Vergine Maria”.

Quando questi Carmelitani furono definitivamente costretti dai Saraceni a trasmigrare dalla Terra Santa in Europa, alla caduta del Regno Latino nel 1291, vi giunsero ignoti, indesiderati, sospettati perché senza un fondatore a cui richiamarsi, e bisognosi dell’attenzione e dell’approvazione della Chiesa.
Ciò che essi più difesero, assieme al loro diritto all’esistenza, fu il titolo di “fratelli di S. Maria del Monte Carmelo”, titolo che scatenò una lunga e dura controversia, tipicamente medievale, comprensibile cioè in un’epoca in cui si dava un’enorme importanza ai titoli e ai privilegi del “patronato”, ossia dell’essere insieme a servizio e sotto la protezione di questo o quello.

Per fortuna i nuovi frati riuscirono a spuntarla ottenendo dai pontefici perfino delle indulgenze per chi li chiamava esattamente col loro titolo mariano (usandolo, cioè, a modo di giaculatoria).
Ci furono circa 150 anni di discussioni e contrasti che servirono tuttavia all’Ordine per approfondire il suo carattere mariano e la sua spiritualità.

Crebbe la coscienza dei religiosi di essere dedicati al servizio di Maria, di doverla particolarmente lodare nel culto, imitare nella vita, onorare nei simboli.
Così la devozione mariana dell’Ordine crebbe, sviluppata teologicamente dagli autori spirituali Carmelitani, centrata sull’idea della “imitazione di Maria”.
In particolare l’Ordine si dedicò a riflettere sul mistero della Maternità di Maria, estesa da Cristo alla Chiesa e ad ogni anima credente che a Lei si affida; e sul mistero della Verginità, intesa come totale aperture e adesione contemplativa al Dio che si incarna.

La festa dell’Annunciazione (nella quale i due misteri – Verginità e Maternità – vengono assieme celebrati) divenne pertanto centrale nell’Ordine.
All’inizio, perciò, nella storia dell’Ordine Carmelitano non si parla di Scapolare “mariano”, anche se fortissima è la devozione mariana. L’attenzione allo Scapolare in senso mariano cominciò a svilupparsi verve la fine del sec. XV; e trovò il suo fondamento in alcuni racconti, le cui redazioni più antiche conosciute risalgono alla fine del sec. XIV.

Sono racconti che si rifanno a quell’iniziale clima di lotte, di cui si diceva, per essere riconosciuti come “fratelli di Maria” e alla particolare devozione mariana vissuta già sul Monte Carmelo.
Quei racconti narrano la cosiddetta “visione dello Scapolare” avvenuta a S. Simone Stock (nel 1251). Anche in tempi recenti se ne è voluta difendere la storicità, ma molti inclinano oggi a considerarla pia leggenda, anche se radicata in un contesto più profondo, meno episodico e più complessivo.

Si racconta dunque che durante quei primi e più difficili anni dell’insediamento dell’Ordine in Europa, un Superiore Generale, certo Simone Stock, “spesso supplicava la gloriosa Madre di Dio e patrona dell’Ordine, di proteggere con qualche privilegio i frati che portano il suo nome.
Ogni giorno devotamente recitava la seguente preghiera:”Fior del Carmelo, vite feconda, splendore del cielo, Vergine pura, singolare; Madre fiorente, d’intatto onore, sempre clemente, dona un favore, Stella del Mare”.

Un giorno, mentre ripeteva questa preghiera con grande fervore, la gloriosissima Vergine Madre di Dio gli apparve accompagnata da una moltitudine di angeli, tenendo in mano lo Scapolare dell’Ordine e gli disse: “Questo è il privilegio che io concedo a te e a tutti i Carmelitani: chiunque morirà con questo Scapolare non patirà il fuoco eterno”.

Lo Scapolare quindi, già anticamente parte importante dell’abito dei Frati Carmelitani, veniva assunto – in base a questa tradizione – a simbolo, a segno della particolare tenerezza e protezione di Maria.
Fin dal sec. XV la tradizione di questo dono-miracolo si legò al cosiddetto “privilegio sabatino”, secondo cui la Madonna avrebbe promesso di preservare i suoi devoti, vestiti dallo Scapolare, dalle fiamme dell’inferno e di liberarle da quelle del Purgatorio, il primo sabato dopo la loro morte.

Questo privilegio sarebbe stato confermato da una Bolla Papale di Giovanni XXII, di cui non c’è traccia storica. Ma fu comunque successivamente confermato e autenticato da altri papi che ne permisero e ne incoraggiarono la predicazione.

Lo Scapolare carmelitano, così, ridotto col tempo alle piccole dimensioni di un “abitino”, si diffuse presso ogni genere di fedeli riuniti in confraternite o liberamente e spiritualmente affiliati all’Ordine, e influì enormemente sulla spiritualità e sulla devozione popolare.

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