19 febbraio 2017 Santa Messa ore 18,00.

Cardinale Ernest SimoniAvete sentito che fu detto:” Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”.
“Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli”. (Mt.5, 43-45).
Ecco, oggi 19 febbraio 2017, si è attuata questa pagina del vangelo, con la presenza nella nostra chiesa del Cardinale Ernest Simoni, il quale ha presieduto la Santa Messa delle ore 18.
Il Cardinale che ha conosciuto il nostro amato don Mario Boretti, su invito di don Cristian, ha accettato volentieri di venire a San Donato, e noi ci siamo sentiti onorati, avendo appreso quale grande testimone della fede, quale martire sia stato in quella terra insanguinata dell’Albania, sotto il regime di Enver Hoxha.

Con la caduta del regime si è fatto portatore di pace e di perdono, nonostante le prove e sofferenze inaudite subite negli anni dal 1948 al 1990, sopportate con umiltà d’animo e fermezza nella fede.
Veramente una grazia del cielo averlo con noi, perchè se mai ce ne fosse stato bisogno, abbiamo sentito più vicina la presenza del Signore, nel fratello Cardinale, le cui piaghe, stimmate invisibili, sono le cicatrici nel corpo, ma più profonde quelle nell’anima, del ministro di Dio.

Eroi di un giorno, diceva don Mario, può essere anche relativamente facile, difficile essere eroi giorno dopo giorno, come egli stesso stava sperimentando nella sua lunga vita di Apostolo del Signore.
Così anche il Cardinale, da semplice prete ha subito il martirio per lunghissimi anni fino alla caduta del regime, che tanta sofferenza, lutti e sangue aveva provocato in quella terra martoriata dell’Albania.

Noi avevamo preparato tutto nei minimi particolari per l’accoglienza del Cardinale, perché volevamo che sentisse il calore della nostra comunità, ma le previsioni sono andate oltre le nostre aspettative, tutto è andato a buon fine e tanta era la gente accorsa, che tutti non hanno potuto trovare posto nelle panche o in piedi, ma hanno dovuto seguire la Messa fuori, sul piazzalino della chiesa.
Ricordo che in un’altra occasione, in cui era venuto a trovarci Padre Eusebio Notte, il frate che aveva frequentato Padre Pio, essendo stato anche il suo confessore; Padre Eusebio disse: l’evento siete voi con la vostra presenza numerosa, questo mi fa capire con quale impegno don Mario ha lavorato per le anime e per questo santuario.

Bene, possiamo asserire che i frutti si vedono ancora oggi, perchè anche questa sera siamo tanti per rendere omaggio ad un eroe della fede.
Deve essere chiaro a tutti, che chi versa sudore e sangue nella vigna del Signore, prima o poi raccoglie ciò che ha seminato e se non raccoglie subito, altri beneficeranno del raccolto.
Maria, la cara Mammina d’Oro che tanta predilezione ha per questa chiesa, con il suo amore tenero, caldo, anche se silenzioso, richiama tanta gente sulla collina di San Donato a Livizzano, la collina blu come il manto della Madonna.

Un grazie sentito con il cuore, a don Cristian, perché fino dai primi momenti della sua venuta, ha lavorato senza risparmiarsi con tante iniziative per il bene delle anime e di questo luogo, come assistiamo questa sera.
Se la materia non è sorda all’intenzione dell’arte, citò Padre Eusebio vedendo tanta gente in preghiera e ancora oggi possiamo ripeterlo, perché se a distanza diversi anni, siamo ancora tanti ad onorare il Cardinale Ernest, significa che chi ha lavorato e oggi continua a lavorare, ha lavorato bene per plasmare le anime, sempre con l’aiuto della cara Mamma del Cielo.

La figura del Cardinale spicca all’altare e nonostante l’età avanzata, le sofferenze subite, la voce tuona nella nostra chiesa, riempie lo spazio ed entra nel cuore e nella mente della gente, che segue rapita in un silenzio più che religioso, non solo la liturgia, ma le parole che scuotono le coscienze.
Sono le parole di un santo del nostro tempo, che si fanno strada, stupiscono chi talvolta è anche troppo preso dall’incalzare del tempo e dalla vita con i problemi di ogni giorno.
Carità, amore per i fratelli, sprona il Cardinale, ripetendo le parole di Gesù di amarci come egli ha amato noi e l’amore aggiunge, si gusta solo quando riusciamo ad essere casti nel servire il Signore.

Sant’Agostino e San Tommaso, ci dicono che siamo in cammino come il popolo d’Israele nel deserto.
Loro, ha sottolineato, dovettero camminare per quaranta anni prima di giungere alla terra promessa, ma il viaggio avrebbe potuto essere più breve se avessero pregato e ubbidito a quel Dio che li guidava.
Così anche noi come loro, siamo messi alla prova nel cammino verso la patria celeste, prove che provengono dagli affanni terreni della vita presente, siamo soggetti alle tentazioni, che provano la costanza, ma quando cadiamo possiamo contare sul perdono e il ritorno all’amicizia con Dio Padre.
Per questo Gesù ci invita a pregare, affinché non ci perdiamo lungo il cammino della vita.

Lo sguardo del Cardinale percorreva l’assemblea rapita e sembrava voler dire, pensate alle prove subite, come il Signore ha provato non solo me, ma, tanti sacerdoti, tante suore, tanti cristiani, che amati dall’amore, hanno superato le prove con il loro sangue, con il loro martirio, perché Gesù era accanto a loro e non li ha mai abbandonati.

Cita don Cristian nel suo libro “Maria Madre di Dio”: Il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani.
Così è per tutti, secondo le prove della vita, Gesù è sempre accanto a chi soffre e chiede il suo aiuto.
Dio ci ha amati per primi, altrimenti noi non avremmo potuto amarlo, questa è la verità per ogni credente e il Cardinale lo ha ricordato a noi presenti alla Santa Messa.

Questa è la realtà che ci sta davanti, il sacerdote che con la sua voce rapisce l’assemblea, perché tutti comprendono quale uomo di Dio sia, un uomo come noi se si vuole, ma pronto a dare la vita pur di non rinunciare al suo Dio, al suo ministero sacerdotale.

Parla all’assemblea anche di Maria di Medjugorie, della gente che si nutre dei sacramenti e prega con il rosario, l’arma tanto temuta dal demonio, affermazione più volte ripetuta anche da San Pio da Pietrelcina.
La Madonna di Medjugorje è la regina della Pace, afferma il Cardinale, ma anche della famiglia ed è molto importante invocare Maria per la protezione della famiglia, sia da parte dell’uomo che della donna uniti nel sacramento del matrimonio.

Quanta verità, quanto bisogno nel nostro tempo con tante famiglie distrutte dall’azione del demonio che vuole questa divisione per incrinare e distruggere attraverso questa cellula importante, tutto il contenuto e tessuto sociale della nostra società.
Le parole del Cardinale vogliono risvegliare i sentimenti di amore alla Madonna per una protezione della Famiglia, per una protezione totale, attraverso i sacramenti, l’adorazione a Gesù eucaristico, sull’esempio di Medjugorje.

Mi viene in mente quanto don Cristian abbia a cuore questa adorazione e la preghiera, tanto che ha promosso una maratona di per tre giorni e tre notti, quarantasette ore ininterrotte con tanta tanta adorazione a Gesù.

Maria è sempre vicina a noi, ha proseguito, quando preghiamo il suo figlio divino e Gesù è tra noi e con noi, lo abbiamo nei nostri cuori, lo abbiamo in tutte le chiese, Egli bussa alle nostre porte, e al cuore dell’umanità, perché vuole la salvezza di tutti e per questo ha dato la sua preziosissima vita.

L’ora della Messa è trascorsa in un silenzio così profondo che sembrava l’assemblea fosse unita come un cuore solo ed un anima sola.
Poi stupore e dolore, quando don Cristian ha letto la preghiera di Padre Giuseppe Patti: “Sangue a Scutari”.
Forse come chi scrive, molti non erano a conoscenza di queste atrocità subite da tanti cristiani.

Altro momento che ha scosso l’assemblea, quando Il Cardinale al termine della Messa ha pregato con una preghiera molto forte.
Una lezione di vita cristiana che ci ha proiettati di colpo ai tempi di Gesù, una pagina di Vangelo, una pagina storica per San Donato, che ci fa riflettere: ma il tempo esiste ? Non è una invenzione nostra? Perché Dio, la Santissima Trinità e Gesù sono da sempre.

Ad Jesum per Mariam

Marco Simonatti

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